Alí Calderón: “Tócala”

 

 

 

Poesia tradotta da Federica Capellone (Università degli Studi di Macerata) e letta da Francesca Di Presa

 

TOCCALA

che un tocco involontario apra i suoi pori

e il rabbrividire scorra nelle vene

Sia il tocco il gran dio Pan tornando sulla terra

 

Toccala un’altra volta

ma non sentire le tue impronte il palmo della mano

che la sua pelle ti avvolge nella leggerezza

dell’irraggiungibile

dell’inafferrabile

 

Toccala un’altra volta

che la sua carne sia la soglia della tangenza

che un lento innesco si impadronisca e copra tutto

tutto sia incenerito

 

Toccala un’altra volta

addentrati nelle sue acque tranquille

scrivi il suo nome nel silenzio della sua schiena

che ogni percorso per il suo corpo

sia nominare il mondo nuovamente

 

Toccala un’altra volta

che trascenda la carezza quel contatto

e cedano il tempo e la materia davanti al suo battito

che i suoi nervi i tuoi la voragine

devastino i dintorni li brucino

 

Ora

toccala un’altra volta.

 

 

 

 

TÓCALA

que un roce inadvertido abra sus poros

y el calosfrío se deslice cuerpo adentro

Sea el tacto el gran dios Pan regresando a la tierra

 

Tócala otra vez

pero no sientas tus dactilares la palma de la mano

que su piel te envuelva en la tersura

de lo inalcanzado

de lo aún inasible

 

Tócala otra vez

que su carne sea el umbral de la tangencia

que una lenta ignición se apodere y cubra todo

todo sea incinerado

 

Tócala otra vez

adéntrate en sus aguas tranquilas

escribe su nombre en el silencio de su espalda

que cada recorrido por su cuerpo

sea nombrar el mundo nuevamente

 

Tócala otra vez

que trascienda la caricia ese contacto

y cedan el tiempo y la materia ante su pulso

que sus nervios los tuyos la vorágine

devasten el entorno lo calcinen

 

Ahora

tócala otra vez.

 

Leído por Antonio Martínez Arboleda

 

 

Alí Calderón: “XV [Transiberiana]

 

 

Poesia tradotta da Federica Capellone (Università degli Studi di Macerata) e letta da Valentina Ragni  (University of Leeds)

 

XV
[Transiberiana]

Giornalmente  dieci mila quilometri

percorre

la transiberiana

per arrivare da Mosca a Vladivostok, in Siberia.

Noi viviamo nella stessa città e

tutti i giorni ci incrociamo per strada

ma il nostro incontro è più freddo di

una notte fredda di Siberia

e nessuno ancora

costruisce

la transiberiana che mi porta a te.

 

 

XV
[Transiberiano]

Diariamente diez mil kilómetros

recorre

el tren transiberiano

para llegar de Moscú a Vladivostok, en Siberia.

Nosotros habitamos la misma ciudad y

todos los días nos cruzamos por la calle

pero nuestro encuentro es más frío que

una noche fría de Siberia

y nadie todavía

construye

el transiberiano que me lleve a ti.

 

Leído por Antonio Martínez Arboleda

Alí Calderón: “Democrazia Messicana”

 

 

 

 

Poesia tradotta da Federica Capellone (Università degli Studi di Macerata) e letta da Francesca Di Presa

DEMOCRAZIA MESSICANA

un altro cadavere trovato in una borsa nera

vicino là un corpo il vento un ponte

a due isolati: testa irsuta occhi aperti

tra le altre notizie: trenta giustiziati il fine settimana colpo

di grazia alcuni con segni di tortura il salvataggio fallito

di un sequestro un dito un anello un pacco di giornale

tra le altre notizie: sono finite e sono iniziate le campagne c’è

buona volontà a Washington la riforma migratoria questo

bimestre si abbatte su un punto la povertà il benessere la

gioia

 

in lontananza la fuga di un camion

 

e dopo il silenzio

 

aprono la borsa nera

la puzza la muffa nella carne:

 

una neonata.

 

 

DEMOCRACIA MEXICANA

 

otro cadáver encontrado en una bolsa negra

cerca de ahí un cuerpo el viento un puente

a dos cuadras: una cabeza hirsuta ojos abiertos

entre otras noticias: treinta ejecutados el fin de semana tiro 

de gracia algunos con marcas de tortura el rescate fallido 

de un secuestro un dedo un anillo un hato de periódico

entre otras noticias: terminaron e iniciaron las campañas hay

buena voluntad en Washington la reforma migratoria este

bimestre se abate en un punto la pobreza el bienestar la 

dicha

 

a lo lejos el escape de un camión

 

y después el silencio

 

abren la bolsa negra

el hedor el moho en la carne:

 

una recién nacida.

 

Leído por Antonio Martínez Arboleda

 

Alí Calderón: “XII”

 

 

 

Poesia tradotta da Federica Capellone (Università degli Studi di Macerata) e letta da Valentina Ragni (University of Leeds)

XII

 

Passeggerai, Elena,

per le larghe strade di Troia

a braccio con Menelao

come hai fatto in un altro momento con Paride.

Con foulard Hermès e vestito Valentino

catturerai quelli che hanno lottato per te

quelli che ammirano il tuo passo fragile:

Ettore, Ulisse, Aiace e tutti

i titani insieme.

E tu Elena, tuttavia, cambieresti la gloria,

la fama, incluso il tuo posto nella storia,

per impugnare, ancora una volta,

l’eretta lancia

di questo anonimo guerriero.

 

 

XII

 

Pasearás, Helena,

por las anchas calles de Troya

con Menelao del brazo

como en otro tiempo lo hiciste con Paris.

Con mascada Hermès y vestido Valentino

cautivarás a quienes por ti lucharon,

a los que admiran tu paso frágil:

a Héctor, Ulises, Ayax y a todos

los titanes juntos.

Y tú, Helena, sin embargo, cambiarías la gloria,

la fama, incluso tu lugar en la historia,

por empuñar, una vez más,

la enhiesta lanza

de este anónimo guerrero.

 

Leído por Antonio Martínez Arboleda

 

Alí Calderón: “Movimento browniano”

 

 

 

Poesia tradotta da Federica Capellone (Università degli Studi di Macerata) e letta da Valentina Ragni  (University of Leeds)

MOVIMENTO BROWNIANO

 

È stato forse Robert Brown nelle strade piovose di Glasgow

quando il vento del nord che qualcuno ha creduto la morte 

ruppe gli steli nient’altro che polline bagnato e spine

disperse nell’aria 

o nel filone di luce penombra e gelosia

che guarda San Geronimo la sua cella quando traduce 

verso sopra verso sotto

spasmodicamente 

avviate da colpi invisibili

mentre la polvere gira di qua e di là

senza motivo apparente e le particelle

i luoghi opachi nei quali il sole getta il suo raggio

sono privi di fato i fogli di Lucrezio

Così  noi sempre mutilati

dando ipotesi azzardate e senza sapere dove

ci trascina la forza

di alcuni segni che non comprenderemo

che torcano la direzione rovinano quello che incontrano

Per questo

ora che la luce si fa strada tra le tende

e che la rotta perdesse

nella sua potenza oscura essere trovato

il movimento è soltanto ed è appena 

uno scintillio invisibile nel silenzio.

 

 

MOVIMIENTO BROWNIANO

 

Fue quizá Robert Brown en las calles lluviosas de Glasgow

cuando el viento del norte que alguien creyó la muerte

quebró los tallos nada sino polen mojado y espinas

dispersos en el aire

o en el filón de luz penumbra y celosía

que mira San Jerónimo su celda al traducir

hacia arriba hacia abajo

espasmódicamente

puestas en marcha por golpes invisibles

mientras el polvo gira viene va

sin sentido aparente y las partículas

los lugares opacos en los que el sol arroja su rayo

carecen de destino las fojas de Lucrecio

Así nosotros siempre mutilados

dando palos de ciego y sin saber a dónde

nos arrastra la fuerza

de unos signos que no comprenderemos

que tuercen dirección malogran lo que encuentran

Por eso

ahora que la luz se abre paso a través de las cortinas

y que el rumbo perdiera

en su potencia oscura ser hallado

el movimiento es sólo y es apenas

un destello invisible en el silencio.

 

Leído por Antonio Martínez Arboleda

Adalberto García López: “Ricordo”

 

 

 

Poesia tradotta da Erika Romano (Università degli Studi di Macerata) e letta da Francesca Di Presa

 

RICORDO

 

A Sofía Sánchez García

 

Erano i tuoi palmi nivei

era la fortuna nel tuo mignolo

era lavvenire dei tuoi fischi,

uccelli, piante di cotone

era la tranquilla allegria

che viene in fiaschi prescritti

era laccelerato polso del silenzio

era la tregua di loro due

ciò che faceva a lei

ricordare per le sue ciglia

il sogno che aveva dimenticato:

il profumo della vita.

 

 

RECUERDO

 

A Sofía Sánchez García

 

Eran tus palmas blancas

y era la fortuna en tu meñique

y era tu porvenir de silbatos,

pájaros, algodones

y era la tranquila alegría

que viene en frascos prescritos

y era el acelerado pulso del silencio

y era la tregua de ustedes dos

lo que hacía a ella

recordar por sus pestañas

el sueño que había olvidado:

el perfume de la vida.

 

 

Adalberto García López: “Porpora terra desolata”

 

 

 

Poesia tradotta da Erika Romano (Università degli Studi di Macerata) e letta da Francesca Di Presa

 

PORPORA TERRA DESOLATA

 

I

 

È un freddo cimitero

penombra nella penombra

vulcanica violenza nelle sue strade e nei suoi fiumi

Trema la chiara notte,

un revolver si annuncia,

nessuno muove le labbra,

rimane solo lo sparo.

È un veloce assassino,

lentissimo giustiziere.

Mare che zittisce le sue morti,

il fragore delle onde porta con sé i tuoi occhi,

testimoni delle morti.

È un freddo cimitero,

è la culla della mia voce,

prima voce che ho avuto.

È pira mascherata,

solitudine, moltitudine.

Rossiccio tramonto sulle sue vene ocra.

Strade piene di spaccature

e pazzi indigenti.

La pallottola dove il cane

urina senza vergogna,

si dimentica del cadavere

ed urina sul cadavere.

 

 

VI

 

Covo della disgrazia,

fragile rompicapo

dove il rosso, il nero

sono più del sangue e della notte.

Sopravvive la pazienza come cattiva abitudine.

Ereditato nel nome

la pietra è già pesante

è già difficile cantare.

Sia per larcangelo

o per il nuovo cielo

o per una nascosta e strana relazione

ci tocca arare i corpi.

Ingiustizia o disgrazia

la montagna si inclina:

lombra della pietra

ci copre interamente.

 

 

PÁRAMO GRANATE

 

I

 

Es frío cementerio,

penumbra en la penumbra:

volcánica violencia en sus calles y ríos.

Tiembla la clara noche,

un revólver se anuncia,

nadie mueve los labios,

queda solo el disparo.

Es veloz asesino,

lentísimo verdugo.

Mar que calla sus muertes,

el rumor de las olas trae consigo tus ojos,

testigos de las muertes.

Es frío cementerio,

es cuna de mi voz,

voz primera que tuve.

Es pira disfrazada,

soledad, multitud.

Rojizo atardecer sobre sus venas pardas.

Calles llenas de grietas

y  locos indigentes.

La bala donde el perro

orina sin vergüenza,

se olvida del cadáver

y orina en el cadáver.

 

 

VI

 

Cueva de la desgracia,

frágil rompecabezas

donde el rojo, el negro

son más que sangre y noche.

Pervive la paciencia como mala costumbre.

Heredado en el nombre

ya la piedra es pesada,

ya es difícil cantar.

Sea por el arcángel

o por el nuevo cielo

o por una escondida y extraña relación

nos toca arar los cuerpos.

Injusticia o desgracia

la montaña se inclina:

la sombra de la piedra

nos cubre por entero.

 

 

Adalberto García López: “Lamento di chi si annoda una cravatta davanti allo specchio”

 

 

 

Poesia tradotta da Erika Romano (Università degli Studi di Macerata) e letta da Francesca Di Presa

 

LAMENTO DI CHI SI ANNODA UNA CRAVATTA DAVANTI ALLO SPECCHIO

 

Quando, quando hanno cambiato,

mi chiedo,

queste dita le loro abitudini,

quando questi polpastrelli

hanno assunto lo scrupoloso compito

di annodare la cravatta?

Qual nobile tocco si verifica

quando mantengono il lembo di seta:

di polpastrello in polpastrello

c’è una sottile comunicazione,

sono interpreti di una musica

in silenzio composta.

Queste dita che si sono abituate

allarte del gioco, di sostenere

qualche giocattolo, qualche pallina;

a sentire la terra, a volte.

 

In sincronia legano la cravatta

e fanno i nodi necessari;

aggiustano quanto la simmetria permette.

E riposano quando uno guarda

il suo viso nello specchio, lanima

caduta e sola poiché la vita

è rimasta indietro, in un altro tempo

dove le mani erano mani

e non due pinze che legano

la corda del suicidio diario.

 

Come sono fredde e come sono lunghe

le dita di queste mani

di qualcuno che ancora non sa

quale sia la strada per tornare allinfanzia.

 

 

LAMENTO DE QUIEN SE AMARRA UNA CORBATA FRENTE AL ESPEJO

 

¿Cuándo, cuándo cambiaron,

me pregunto,

estos dedos sus hábitos,

cuándo estas yemas

adquirieron el minucioso oficio

de anudar la corbata?

Qué noble tacto surge

cuando sostienen la tira de seda:

de yema a yema

hay una sutil comunicación,

son intérpretes de una música

en silencio acompasada.

Estos dedos que se acostumbraron

al oficio del juego, de sostener

algún juguete, alguna pelota;

de sentir la tierra, a veces.

 

Coordinadamente enlazan la corbata

y hacen los nudos necesarios;

ajustan cuanto la simetría permite.

Y descansan cuando uno mira

su rostro en el espejo, el ánimo

caído y a solas porque la vida

se quedó atrás, en otro tiempo

donde las manos eran manos

y no dos pinzas que atan

la cuerda del suicidio diario.

 

Qué fríos y qué largos

los dedos de estas manos

de alguien que ya no sabe

cuál es el camino a la infancia.

Adalberto García López: “Genealogia”

 

 

 

Poesia tradotta da Erika Romano (Università degli Studi di Macerata) e letta da Francesca Di Presa

 

GENEALOGIA

 

There you are, in all your innocence

TED HUGHES

 

Questo è guardare una fotografia

di oltre vent’anni fa.

 

Venti anni come una nave

attraversando venti mari.

 

Non è la storia di una fotografia,

è a stento il mio ricordo.

 

La linea fugace nel cielo

traccia ciò che posso ricostruire.

 

Un susseguirsi di tenebre

che tessono la loro canzone a fatica,

 

una parete quasi bianca

dove soltanto l’ombra riposa.

 

Di quanto poco ci accontentavamo

ed eravamo felici.

 

 

GENEALOGÍA

 

There you are, in all your innocence

TED HUGHES

 

Esto es mirar una fotografía

de hace más de veinte años.

 

Veinte años como un barco

atravesando veinte mares.

 

No es la historia de una fotografía,

es apenas mi recuerdo.

 

La fugaz línea en el cielo

raya lo que puedo reconstruir.

 

Una sucesión de oscuridades

que tejen su canción a duras penas,

 

una pared casi blanca

donde solamente la sombra reposa.

 

Con qué poco nos conformábamos

y éramos felices.

 

Leído por Antonio Martínez Arboleda

Adalberto García López: “Messico, 2016”

 

 

 

Poesia tradotta da Erika Romano (Università degli Studi di Macerata) e letta da Francesca Di Presa

 

Messico, 2016

 

a partire da Francisco Cervantes

 

Non è questa la tua città, ma da dove vieni

Sei appartenuto qualche volta

Dovresti riflettere.

E la terra che ora calpesti

Sia maledetto persino il tuo gesto

È tua per eredità

E vana pretesa è spaventarti

In una caotica scenata.

 

Non sai ancora che animale sei,

Che luna sia quella a cui devi cantare

Se cantare potessi di sofferenza.

Neppure il banchetto familiare ed intimo

Ti convince a stabilirti

Dunque non fare lestraneo dove ti senti a tuo agio.

 

Campagna o città, il tuo forte è vagare,

Accumulare nei tuoi passi la desolazione

Ora più che mai guardati chiedendo pietà,

Riconosci quanto a misura sia il mondo

Che concede quel che chiedi e quel che è giusto.

 

 

México, 2016

 

a partir de Francisco Cervantes

 

No es esta tu ciudad, pero de donde vienes

Perteneciste alguna vez

Habrías de reflexionar.

Y la tierra que ahora pisas

Sea desgraciado tu gesto incluso

Es tuya por herencia

Y vano reclamo es fruncirte

En una desordenada rabieta.

 

No sabes ya qué animal eres,

Qué luna es a la que debes cantar

Si cantar pudieras en desamparo.

Ni aun el banquete familiar e íntimo

Te convence de establecerte

Pues no seas ajeno donde te sientes propio.

 

Campo o ciudad, lo tuyo es vagar,

Acumular en tus pasos el yermo

Mas ahora mírate pidiendo clemencia,

Reconoce cuán medido es el mundo

Que otorga lo pedido y lo que corresponde.

 

Leído por Antonio Martínez Arboleda